45^ Camignada 2017

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“Antonio Sanmarchi” - Sentiero attrezzato

 

Biv. Tiziano (innesto sent. attrezzato segn. 260 “degli Alpini”) 2246 m – Val Lònga – Cima Schiavina – Biv. Musatti (innesto sent. attrezzato segn. 279) 2111 m – Forcella del Méscol circa 2400 m – Forcella di Croda Rotta 2569 m – Forcella Vanedèl 2372 m – Incrocio sent. attrezzato segn. 278 per Biv. Voltolina, 2082 m – Cengia del Corno del Doge – Alta Val di San Vito (innesto sent. segn. 226 e 247) 2047 m.

Dislivello: in salita 1200 m, in discesa 1395 m; difficoltà: EEA; tempo di percorrenza medio: ore 11.00; comuni attraversati: Auronzo e San Vito di Cadore; quota massima: Forcella di Croda Rotta 2569 m; periodo consigliato: da luglio a settembre; cartografia: Tabacco foglio 016; rifugi e punti di appoggio: Biv. Tiziano, Biv. Musatti e Biv. Voltolina.

Breve descrizione: dal Biv. Tiziano ci si cala verso Sud alla base del colle per percorrere quindi, in lieve salita, la verde Val Lònga per circa 20 minuti, fino al punto in cui (indicazioni), alla base del culmine Sud della lunga dorsale del Taco del Todésco, si evidenzia la miglior via di salita per giungere alla soprastante cresta, posta tra la Cima Schiavina e la citata dorsale. Si percorre quindi la cresta in direzione Sud-Ovest per un breve tratto, si oltrepassa un’insellatura e se ne raggiunge subito dopo una seconda più larga dalla quale, piegando a destra, si scende un primo pendio erboso ed un successivo, semplice ma verticale, salto di roccia, discendendo ancora il vallone fino a confluire nella vasta conca del Meduce de Fòra. La si attraversa lungamente per prati, puntando in direzione del Méscol (Nord-Ovest) e deviando poi ad Ovest, circa a metà conca, per giungere in breve al Biv. Musatti. Ci si cala da questo, per prati in leggera discesa, portandosi verso la base delle rocce del Méscol, che si fiancheggiano fino a rimontare a destra un erto pendio; ci si immette quindi in un ripido canale, da cui si esce volgendo a sinistra per percorrere una cengia erbosa e portarsi alla base di una parete, che si supera (corde metalliche) giungendo alla Forcella del Méscol. Ci si abbassa rapidamente di quota sull’opposto versante, lungo un erto pendio erboso seguito da un canalino, che si discende tenendosi a destra per superare, sempre a destra, un piccolo salto roccioso e giungere infine nel circo del Meduce de Inze. Lo si attraversa puntando alle placche erbose sotto la Croda Rotta (la via è segnata con bollini rossi), che si risalgono giungendo alla base di una parete solcata da un camino inclinato, alla metà del quale si apre una piccola caverna. Si supera il camino (corde e scalette metalliche) e, tenendosi a sinistra, per tracce, si giunge alla Forcella di Croda Rotta valicata la quale, piegando ancora a sinistra, si traversa in quota (non scendere!) per una cinquantina di metri. Si giunge ad un intaglio dal quale ci si cala, per facili ghiaie, ai piedi della Cresta Vanedèl e si rimonta un dosso ghiaioso, oltre il quale una cengia esposta e molto inclinata, attrezzata con corde fisse, ci consente di giungere sulla strettissima Forcella Vanedèl. Dopo questa, con l’ausilio di corde fisse, si risale una breve paretina giungendo ad un terrazzo, dal quale ci si cala, su una successione di corde fisse seguite da sentiero ben tracciato, fino a pervenire a fianco della sommità del Col Negro. Procedendo oltre, ci si imbatte in una cengia molto esposta, attrezzata, lunga una trentina di metri e ultimo ostacolo di rilievo prima della soglia della Val di Mezzo, alla quale si perviene su sicure placche erbose. Si discende ancora giungendo, in breve, all’alveo del torrente e incrociando, a destra, il sent. attrezzato segn. 278 che, in direzione Sud, risale la valle per giungere, in circa 20 minuti, al Biv. Voltolina. Il nostro sent. segn. 280 continua invece in quota, svoltando a destra in direzione della possente parete orientale del Corno del Doge ed infilando la famosa, omonima Cengia. Questa contorna il Corno a Nord e, per un tratto, anche ad Ovest, ed è attrezzata con corde fisse in vari punti ma si percorre tuttavia agevolmente, giungendo in vista dell’alta Val di San Vito. Qui il sentiero comincia a scendere, oltrepassa il Rio di San Vito per incontrare, poco oltre, il sent. segn. 226, che sale dalla Foresta di Somadida, ed il sent. segn. 247, proveniente invece dal Biv. Slataper (tab.).

 
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