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Intervista Responsabile Soccorso Alpino di Auronzo

Secondo appuntamento del nostro ciclo di interviste
bisettimanali e come  ospite abbiamo il
responsabile del
SOCCORSO ALPINO DI AURONZO DI CADORE 
il Sig. Zandegiacomo Giuseppe.

Buon Giorno Giuseppe, per iniziare le chiediamo una breve
presentazione del Soccorso Alpino di Auronzo, quando è
nato e come si è sviluppato da allora e come è oggi?


Il Soccorso Alpino di Auronzo è nato nel 1954, ma già negli
anni precedenti si registrano interventi in aiuto di alpinisti.
Da allora più di 100 volontari si sono alternati nel formare
l’organico della nostra stazione.Attualmente siamo
in 28 + 3 aspiranti operatori.
L’età media è di 40 anni con un’anzianità di servizio di 15.
La nostra stazione, assieme alle altre 19, costituisce la II
Delegazione Bellunese che conta circa 500 volontari e che
a sua volta fa parte del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e
Speleologico nazionale che conta 7000 volontari.
Ogni volontario è sottoposto ogni tre anni a delle verifiche
per mantenere l’operatività; inoltre svolgiamo ogni anno
almeno un’ esercitazione estiva ed una invernale a cui se ne
aggiungono  altre riguardanti attività specifiche quali
ricerca persone o l’uso di particolari strumenti o attrezzature.


Quali sono le aree in cui intervenite e gli scopi per cui
dovete prestare la vostra opera?


Gli interventi che effettuiamo sono circa 50 all’anno, con una percentuale
del 40% nella zona delle Tre Cime di Lavaredo. Circa il 70 % dei soccorsi
li facciamo nei mesi di luglio ed agosto. Il 40% sono gli interventi che
vengono fatti con l’ausilio dell’elicottero. Nel 2008 abbiamo soccorso 70
persone di cui il 63% illesi e purtroppo 3 morti. Il 13% dei soccorsi li
abbiamo effettuati fuori comune in collaborazione con le altre stazioni,
principalmente per ricerca persone disperse o nel caso di valanghe.
Lo scopo è naturalmente quello di portare aiuto a coloro che sono in
difficoltà in ambiente ostile ed impervio, come cita la legge che riconosce
le nostre finalità.


Si ricorda quando è iniziata e cosa l’ha spinta ad entrare nel
Soccorso Alpino?


Sono entrato nel Soccorso Alpino nel 1986 e le motivazioni erano
molteplici. Vivendo il mondo della montagna e certe situazioni,
viene spontaneo mettere le proprie capacità ed esperienze a
servizio degli altri; poi è stata sicuramente fondamentale l’amicizia
con altri ragazzi che già appartenevano al sodalizio a cui si
aggiungono anche le motivazioni e lo spirito che animavano il gruppo.


squadra soccorso alpino auronzo
sopra foto di gruppo dei ragazzi della stazione di Auronzo 

Certamente in questi anni di impegno sociale e d’innato
spirito di solidarietà cosa la spinge a fronte di un
accrescimento burocratico quasi professionale della
vostra figura a continuare in questa avventura?


Fortunatamente le motivazioni vanno ben al di là delle difficoltà
burocratiche e a volte anche legislative. La forza del singolo è
anche l’appartenenza ad un gruppo affiatato nel quale si riconosce
e di cui condivide gli ideali. Questa è sicuramente una leva checi fa
superare molte difficoltà che sono di contorno alla nostra attività
principale.


Quali sono le risorse economiche su cui conta il Soccorso
Alpino locale, quali le principali necessità di una stazione
come quella da lei diretta?

La principale è il contributo che, tramite la delegazione, ci viene elargito
dalla Regione Veneto. Molto importanti anche il contributo del Comune
di Auronzo e degli enti pubblici e privati che sono sempre molto sensibili
alla nostra causa. Le principali necessità sono costituite dal ricambio
periodico dell’abbigliamento e dell’attrezzatura soggetti a notevole
usura e dal mantenimento dei nostri mezzi, fuoristrada e quod, che sono
indispensabili per la tempestività degli interventi.


Quanto è importante nel contesto generale della
montagna la vostra figura? Crede che ci sia un giusto
riconoscimento per l’attività svolta da parte del sistema montagna?


Vista la mole di lavoro e la capillarità della nostra struttura, direi proprio
che il soccorso è parte integrante dell’universo montagna, anche perché
ognuno di noi è prima alpinista e poi diventa operatore del soccorso
alpino e contribuisce, con questa doppia figura, a caratterizzare l’ambiente
in cui è inserito. Per quanto concerne il giusto riconoscimento per l’attività
svolta, direi che anche un semplice grazie è per noi motivo di soddisfazione
che va ad aggiungersi a quella provata per aver fatto qualcosa di utile
per qualcuno.


Ultimamente nel periodo estivo si legge quotidianamente
che siete impegnati sempre più in interventi di soccorso
sui sentieri, quali sono le cause?

La maggior parte dei soccorsi ha come causa l’impreparazione e
l’inesperienza di chi affronta la montagna.In questi ultimi anni poi,
abbiamo assistito ad un fenomeno preoccupante ed in espansione:
le persone vanno in montagna forti del fatto che hanno al seguito
un cellulare. Spesso ciò può salvare delle vite, ma altrettanto
spesso viene usato come strumento per sopperire all’incapacità.
Sintomatico è il fatto che spesso vengo contattato per dare
informazioni sulla normale di alcune cime o ancora peggio per
indicazioni su come arrivare al rifugio.


A volte le cronache riportano che spesso i sinistri in
montagna avvengono per una scarsa manutenzione
segnaletica dei sentieri cosa ne pensa? Nel nostro
territorio come giudica lo stato della rete sentieristica?

Io credo che prima di tutto bisogna affrontare la montagna
preparati.Anche una semplice gita va studiata ed affrontata
con la necessaria attrezzatura come ad esempio cartine, bussola ecc..
Poi  un territorio vasto come il nostro, soggetto anche ad eventi
naturali che rovinano la sentieristica, non è facile da gestire.
Per situazioni particolari bisogna intraprendere azioni mirate;
per un discorso generale cercare di coinvolgere tutti i frequentatori .


Presto inizia l’inverno e tradizionalmente nel nostro territorio
registriamo meno richieste di intervento d’aiuto, si aspetta
prossimamente a seguito di un incremento dell’attività di sci
alpinismo e ciaspe un aumento degli interventi?


Si, ciò è possibile; per questo auspichiamo che chi intraprende
tali attività, lo faccia dopo aver frequentato dei corsi specifici,
che sia informato bene sul tracciato, sulle condizioni meteo e
lo faccia possibilmente in compagnia di qualcuno più esperto.


E per finire un consiglio ai nostri soci sull’andare in montagna
e un grazie per il vostro impegno e per tutte le iniziative in cui
collaborate con la nostra sezione.


I consigli sono sempre i soliti, dettati dal buon senso: mai
affrontare anche una semplice passeggiata in modo superficiale,
essere preparati fisicamente, documentati ed equipaggiati
correttamente. Sostanzialmente bisogna affrontare la montagna
avendone il massimo rispetto.






    

 

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