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LE INTERVISTE DEL CAI Otto domande a Lio De Nes, Presidente Collegio Veneto Guide Alpine e responsabile della Scuola Guide Alpine Tre Cime di Auronzo di Cadore
1)Buon giorno Lio, chi sono oggi le Guide Alpine? Quali i principali cambiamenti rispetto al passato?
A questa domanda mi piace rispondere così: le Guide alpine di oggi sono, come del resto le Guide alpine di ieri, operatori turistici a denominazione d’origine controllata. Sono le figure professionali più autorevoli nella promozione del turismo di montagna. Rappresentano una componente fondamentale dell’identità stessa della montagna. Una specificità della montagna che ci rende orgogliosi perchè è nata con le prime Guide alpine che qui ad Auronzo si chiamavano Pacifico Zandegiacomo Orsolina, il grande Cicco, Giovanni Frigo Mosca e molti altri dei quali ha parlato la bella Mostra sull’Alpinismo promossa dal C.A.I. e allestita a Palazzo Corte Metto durante l’estate. Rispetto alle prime Guide comunque molte cose sono cambiate soprattutto nell’ambito della formazione. Oggi l’iter formativo è molto severo. In compenso è notevolmente cresciuta la sicurezza che le Guide sono in grado di garantire. Sono aumentati anche i campi operativi. Un tempo c’erano solo le scalate. Oggi si spazia dalle ferrate allo sci-alpinismo, dalle ciaspe all’arrampicata sportiva.... Sul piano dell’organizzazione del lavoro poi c’è stata la rivoluzione. Un tempo la Guida aspettava il cliente in albergo o in rifugio. Se arrivava bene altrimenti.....si rimediava la giornata con qualche altro lavoretto. Oggi il cliente deve essere cercato, coinvolto, animato sul piano alpinistico e su quello culturale. Se una Guida alpina non riesce a promuovere le proprie proposte con i mezzi della modernità comunicativa a cominciare da Internet, è sicuro che lavora pochino. Oggi la Guida alpina è un vero e proprio imprenditore che, oltre alla preparazione professionale, deve essere in grado di esibire tante altre capacità come l’intraprendenza, la creatività, l’estro organizzativo, qualche lingua straniera, l’intelligenza di lavorare in gruppo allo scopo di presentarsi meglio, con maggior credibilità e preparazione nell’affrontare qualsiasi difficoltà in montagna. 2)Certamente la figura della Guida oggi in molte vallate della zona è scomparsa un segnale di disaffezione verso le nostre crode o anche una difficoltà oggettiva a seguire un percorso più articolato rispetto al passato ?
Dove sono scomparse le Guide alpine è andato perduto un pezzo importante dell’identità della montagna. Se in alcune valli nessun rappresentante delle ultime generazioni ha ritenuto opportuno diventare Guida alpina credo dipenda soprattutto dal fatto che è venuta meno o si è impoverita molto la cultura che alimenta l’identità della montagna con gli usi e i costumi,i valori, le qualità e tutte quelle specificità che certificano quel territorio. Nell’identità ci sono anche la passione per le crode e l’amore per la propria terra, ovviamente. Ma non tutto è perduto. Qualcosa si sta muovendo. Cresce il numero di coloro che ritengono urgente rimettersi a lavorare per recuperare le specificità della nostra montagna. E la Guida alpina rappresenta una specificità qualificata e qualificante. Per quanto riguarda l’iter formativo è vero che la sua selettività può scoraggiare e rappresentare anche un ostacolo. Ma si tratta di un ostacolo superabile se i giovani che intendono diventare Guide alpine e quindi professionisti seri della sicurezza in montagna si accostano alle selezioni ben preparati nelle discipline esaminate: roccia, ghiaccio, sci-alpinismo, ecc. Per far questo ci stimo adoperando per trovare fondi da investire proprio nei corsi formativi propedeutici. Confidiamo molto nella sensibilità dei Comuni, delle Comunità Montane, nella Provincia di Belluno, titolari di un territorio dove è più naturale coltivare la vocazione professionale per la montagna. 3)Come si immagina una montagna senza Guide?
Non riesco proprio ad immaginarla. Non è che senza Guide alpine sparisca la montagna. E senza le Guide non scompaiono neppure gli amanti della montagna, gli escursionisti, i rocciatori, gli alpinisti. Sarei stupido e presuntuoso solo a pensarlo. Ma la Guida alpina rappresenta un tocco di qualità, quel qualcosa in più che conferisce importanza alla montagna, sul piano tecnico, della sicurezza e sul piano culturale. La Guida alpina ha scritto la storia delle nostre Dolomiti. Come possiamo immaginarle senza Guide alpine? E’ come se dal Canal Grande scomparissero gondole e gondolieri.
4) In molte regioni vicine ed importanti esiste la figura professionale degli Accompagnatori di Media montagna associate alle Guide Alpine. Cosa accade qui da noi in Veneto?
l’art.21 della legge del 1989 ha previsto anche la figura dell’ A.M.M. Si tratta in pratica di una persona che svolge la medesima attività di accompagnamento della Guida Alpina ma in situazioni meno pericolose, dove non sia richiesto l’utilizzo di materiale alpinistico. Non può operare in terreno innevato, se non dopo un corso-esame di specializzazione. Lo scopo dell’accompagnatore di media montagna è illustrare alle persone le caratteristiche dell’ambiente montano percorso, con informazioni su flora, fauna, geologia, storia delle tradizioni, cultura, delle nostre montagne. A suo tempo, la sopra citata legge, ha dato discrezione alle regioni di accogliere, o non accogliere , questa figura professionale, il Veneto ad esempio non l’ha adottata. La regione ha “formato” attraverso il dipartimento del turismo la guida naturalistico ambientale, che richiede, per l’abilitazione ad esercitare, solamente un esame teorico. Partendo dalla grande importanza che riveste la “tutela della salute degli utenti”, che si rivolgono alle disparate figure presenti nelle differenti regioni italiane, il Collegio Nazionale delle Guide Alpine, ha approvato un progetto di modifica della legge Quadro Nazionale sulle professioni deputate all’accompagnamento su terreno alpino, in questa modifica appare anche L’Accompagnatore di Media Montagna. Nei prossimi mesi la modifica alla legge quadro sarà presentata in Parlamento, e dopo l’approvazione, le regioni avranno, due anni di tempo per adottare le nuove normative.E’ un opportunità che si apre a quei giovani, ma anche ai meno giovani, che, non avendo tutte quelle capacità e conoscenze alpinistiche richieste per il titolo di Guida Alpina, vogliono diventare a pieno titolo professionisti dell’ accompagnamento in montagna. Entreranno a far parte del Collegio delle Guide Alpine Italiane su delle liste speciali e saranno partecipi alla vita della nostra grande famiglia.
5) In una recente intervista, il capo del Soccorso Alpino di Auronzo, ci ha indicato come una delle principali cause degli interventi di aiuto la scarsa preparazione sia della gita sia delle capacità umane nonche la possibilità dell’utilizzo del cellulare.Quale è la sua opinione?
Condivido tutto quello che ha detto Giuseppe, responsabile della Stazione del Soccorso alpino di Auronzo. E’ la preparazione di chi va in montagna a fare la differenza nelle situazioni difficili. Le Guide alpine lo sanno bene perché, vivendo intensamente la montagna, si rendono conto delle molte persone che si accostano alle difficoltà con troppa approssimazione. Un fenomeno negativo che non interessa solo gli appassionati provenienti dalle città di pianura. La superficialità e la presunzione nell’affrontare le difficoltà di un territorio morfologicamente impegnativo coinvolgono tante persone, indipendentemente dalla provincia di provenienza. Parecchi incidenti infatti coinvolgono anche residenti in montagna. A questo proposito io sogno l’istituzione di una nuova materia da impartire nelle scuole di montagna, una materia che insegni ai ragazzi come si sale una ferrata, come si arrampica, come si scia fuori-pista, come affrontare il pericolo valanghe, ecc. Sarebbe un contributo notevole alla salvaguardia della identità della montagna.
6)Ad Auronzo circola la voce della volontà di ricreare la società alpinistica Camosci certamente lei ci potrà dire qualcosa in più? I Camosci sono stati nel passato il fiore all’occhiello degli scalatori della vallata non che simbolo del legame di un popolo con i loro monti e delle imprese.
Il Gruppo Alpinistico Camosci è stato veramente il fiore all’occhiello dell’alpinismo auronzano. Le imprese dei suoi componenti hanno scandito le stagioni dell’andare per crode richiamando attenzione e interesse per le montagne di casa nostra. Credo di non esagerare nell’affermare che per Auronzo i Camosci sono stati autentici promotori turistici oltre che motivo di orgoglio e di vanto. Come del resto sono stati e lo sono tutt’ora gli Scoiattoli per Cortina, i Ragni per Pieve, i Camosci per San Vito e i Rondi per l’intero Comelico. Partendo da queste positive constatazioni è ovvio che siamo in molti a sperare nel ritorno dei Camosci. Cai, Soccorso alpino e Guide si sono incontrati per studiare la fattibilità del progetto. La notizia ha già richiamato curiosità e interesse. Personalmente credo che il mitico Gruppo Alpinistico di Auronzo riprenderà presto la sua attività e sono convinto che in poco tempo raccoglierà consensi e successi degni della sua storia che – pensate – affonda le radici nei primi anni ’40. 7)Recentemente abbiamo chiesto al nostro Sindaco quali fossero le possibilità che all’ombra delle Tre Cime di Lavaredo nel nostro Comune possa essere realizzata una casa dedicata alla montagna incontro digenti e culture che ne pensa?
L’idea della Casa della Montagna si intreccia con quella della rinascita dei Camosci. Insieme promuoverebbero il recupero della storia di Auronzo e del suo orgoglioso rapporto con la montagna. Mi complimento con il la Sezione Cadorina del C.A.I. di Auronzo per la brillante idea e, da subito, mi rendo disponibile a collaborare per un progetto di valorizzazione. Non conosco la risposta del Sindaco ma, avendo apprezzato in svariate occasioni la sua sensibilità nei confronti di questi temi, sono convinto che l’accoglierà a braccia aperte. Del resto l’identità di Auronzo e delle sue montagne passa necessariamente per un luogo dove si produce cultura e dove le culture si incontrano, dove ci si confronta anche economicamente sulla progettualità turistica, dove intervengono alpinisti ed esperti di montagna, dove i nostri rocciatori presentano vecchie e nuove vie, dove gli appassionati di montagna si possono sentire a casa propria.
8)Lei inoltre è presidente delle Guide Alpine Tre Cime ci fa un riepilogo di come è andata la stagione estiva? Quali i programmi per l’inverno?
Con soddisfazione devo dire che, tutto sommato, la stagione estiva è andata benino per le Guide alpine Tre Cime di Auronzo. In termini quantitativi abbiamo registrato un buon lavoro soprattutto nei settori dell’arrampicata e dell’accompagnamento in ferrata. Adesso ci stiamo preparando per l’inverno con un nutrito calendario di proposte sci-alpinistiche.…neve permettendo. Stiamo già lavorando anche per il prossimo anno. Per l’estate 2010 stiamo definendo un programma articolato di proposte mirate a ripercorrere alcune tra le più belle Vie Classiche sulle Dolomiti. Si tratta di un progetto ambizioso perché, pur non avendo la forza mediatica delle scalate estreme, offrono, contemporaneamente, la soddisfazione di arrampicare su percorsi impegnativi e la ricchezza culturale che deriva dalla storia e dai nomi di chi le ha aperte, che poi sono i padri dell’alpinismo locale molti dei quali Guide alpine. Finisco dicendo che il 2009 è stato un anno particolarmente importante per il nostro Gruppo di Auronzo perché si è arricchito di Michele e Alex, due giovani Guide alpine veramente brave ed ammirabili, professionalmente ed umanamente. Sono orgoglioso di loro.
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