45^ Camignada 2017

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Sentiero attrezzato 107 "Severino Casara" sulla Croda dei Tòni.


Chiunque viva o frequenti il paese di Auronzo di Cadore, riconosce che oltre al celeberrimo profilo delle Tre Cime di Lavaredo, l'appicco roccioso più maestoso che si staglia contro il cielo, è rappresentato dalla Cima d'Auronzo e dalla Croda dei Tòni. Da diversi anni però, per chi avesse desiderato camminare ai piedi di queste montagne, il transito risultava interdetto a causa della chiusura di parte del sentiero attrezzato CAI n. 107, dovuta alle continue frane e smottamenti nel tratto tra il Bivacco De Toni e la Forcella Maria.

La pericolosità del versante è nota da lungo tempo, infatti, già negli anni '70 il direttivo sezionale promosse e valutò la ricerca di itinerari alternativi sulle cenge rocciose superiori, tecnicamente più impegnative ma più stabili e sicure. Come spesso accade però, mancarono le risorse economiche per realizzare l'opera risolutiva.Nell'autunno del 2014, la Sezione di CAI di Auronzo, con la collaborazione di alcuni volenterosi mossi dall'amore per la montagna, al lavoro materialmente eseguito dalle Guide Alpine Tre Cime e, soprattutto, con il contributo economico della Provincia di Belluno che ha dato attuazione ad un progetto di sviluppo turistico dei propri territori, ha reso nuovamente possibile effettuare l'intero giro del massiccio montuoso della Croda dei Tòni. Fin da subito è apparso chiaro, che il nuovo percorso costituisce di per se una ferrata dotata, per spettacolarità e conformazione, di caratteristiche tali da meritare un nome proprio che ne faciliti la conoscenza e la diffusione al pari della vicina Cengia Gabriella.

 

In tal senso la Sezione CAI di Auronzo, destinataria e attuatrice del finanziamento che ha permesso la realizzazione dei lavori e competente territorialmente per i sentieri che percorrono le nostre cime, è tenuta a proporre tale nome. La proposta emersa ed approvata dopo diverse valutazioni, suffragate anche dal consenso di appassionati e studiosi della storia dell'alpinismo, nonché dal GISM Gruppo Scrittori di Montagna, che tramite le parole del suo presidente Spiro Dalla Porta Xidias plaude all'iniziativa, è quella di dedicare il percorso a:

SEVERINO  CASARA

 

Nato a Vicenza nel 1903 e morto nel 1978, è sepolto nel piccolo e raccolto cimitero di San Vito di Braies (BZ), nel cuore delle Dolomiti, ai piedi  delle cime tanto amate, scelta motivata dal fatto che così riposa al cospetto della Torre del Signore dove aprì una via alpinistica nel 1943 (trovandosi poi a giacere a fianco di un altro forte alpinista, Viktor Wolf von Glanvell, accomunati per aver vissuto momenti intensi della loro vita sul Campanile di Val Montanaia, in epoche diverse ma sempre pionieristiche). Severino Casara è uno di quei personaggi che illustrano e danno pregio  alle vicende dell'alpi-nismo dolomitico. Per la Val d'Ansiei poi, egli è stato anche il primo promotore turistico, in quanto con le sue pubblicazioni e le sue opere cinematografiche, svelò ad un ampio pubblico la bellezza del nostro Paese.Fin da giovane è animato dalla passione per la montagna e, sulle orme del padre dell'alpinismo dolomitico, Antonio Berti, comincia a promuovere la Scuola Vicentina di roccia da lui istituita con l'amico Francesco Meneghello.Socio fin dagli anni '20 della Sezione Cadorina del CAI, con l'apertura di oltre 130 vie nuove fra Dolomiti e Piccole Dolomiti dimostra l'assiduità e la grande passione per le crode. Laureato in giurisprudenza, si dedicherà invece anima e corpo all'alpinismo.
Egli impiegò tutto il suo essere per far conoscere la bellezza e la spiritualità della montagna, da ciò la sterminata produzione di saggi, libri, conferenze, biografie, film, articoli mentre colse con l'obiettivo della sua macchina da presa la maestosità della montagna estiva e invernale. Fra i suoi compagni di avventura risalta soprattutto il nome di Emilio Comici, l'uomo di cui egli saprà creare il mito e col quale poté affinare la tecnica per giungere ad esplicare fino alle estreme difficoltà le possibilità atletiche di cui disponeva. Riuscirà così a realizzare uno dei capolavori della cordata, quella parete incantata della Cima d'Auronzo, che descrisse in  una delle pagine capolavoro della letteratura alpina.
Le sue parole dedicate alla parete, oggi attraversata dalla nuova ferrata, che campeggiano sulla copertina del libro Le Dolomiti di Auronzo, recitano:
"Regina delle pareti della Val d'Ansiei. Eccelsa, gialla strapiombante, si leva sopra l'orrida Val Gravasecca e l'immane sassaia dell'Agnello. Nella sua linea snella e massiccia ad un tempo,appare come il mastio di un favoloso castello sito sulla sommità di uno scoglio per difendere la valle.
Porta il nome di Auronzo, della terra che domina e protegge dall'alto,sopra un baluardo oscuro di baranci……l'appicco…sud della Cima d'Auronzo incanta."

Non bisogna poi dimenticare il suo rapporto con i fratelli Fanton di Calalzo, presso la cui casa di Pieve fu spesso ospite e con i quali si incontrò sovente assieme ad altri celebri personaggi all'albergo Marmarole, nido degli alpinisti.  Fra i suoi innumerevoli capolavori letterari, rea-lizzati anche grazie al generoso contributo di Claudio Bombassei, va posto in tutta evidenza il volume "Al sole delle Dolomiti", dedicato alla Val d'Ansiei, che lo scrittore appronterà durante il periodo fra il 1944 e 1945 che trascorse ad Auronzo. Dell'opera dirà Dino Buzzati: "Il libro è il ritratto di Casara: animo entusiasta, cordiale, generoso, umano, istintivamente convinto che tutti siano bravi e schietti come lui, innamorato prima della montagna che degli acrobatismi necessari a scalarla. (…) Nel libro si parla delle Dolomiti come sono, con le loro leggende, le storie dei grandi pionieri oggi dimenticati, le guide alpine, i pastori, lo scampanio delle malghe, i corvi, il fiorellino, la luce del bosco, la serenità immensa degli alti valloni. Che riposo ascoltarlo; e a noi tornano alla mente tante altre giornate, nostre, altre misteriose crode, apprensioni, pareti, boschi,  precipizi,  artistici  camini,  aeree  cime, lontane ore che furono buone e felici".Nel primo libro scritto "Arrampicate libere sulle Dolomiti" venivano invece descritte le sue nuove salite nella valle del Torrente Ansiei. Bruno Boeche, nella presentazione della seconda edizione, tra l'altro, scrive: "... di tutte le montagne le più belle son le Dolomiti, delle Dolomiti il Cadore. Del Cadore la valle più bella l'apre l'Ansiei... di questa valle Severino Casara conosce la storia, la gente che l'abita, le leggende le tradizioni i costumi, i paesi le contrade, le casere le baite, le strade e i sentieri, le gole i burroni gli anfratti, le pareti gli spigoli le vette..."Ma i legami con Auronzo sono innumerevoli, anche se è impossibile citarli tutti qui vale la pena ricordarne alcuni.La famiglia di Antonio Berti soggiornò per parecchie estati a Cima Gogna, durante questi soggiorni fu scritta la celebre guida sulle Dolomiti Orientali. Ospite fisso di Antonio Berti fu Severino Casara che partecipò alla stesura delle relazioni al punto che sulla prima copia del libro Berti scrisse che sul frontespizio mancava il nome più grande, quello di Casara.La seconda copia fu dedicata a Livio e Luigi Barnabò di Auronzo; proprio la veranda della casa dei Barnabò ad Auronzo divenne il quartier generale delle imprese di Severino e dei suoi amici sulle nostre crode. Celebre la descrizione della prima salita sulla parete del Crissin. Ma Casara abitò a lungo in Auronzo, sicuramente nella borgata di Villapiccola e in alcune baite al di fuori del paese: in Val Da Rin, a San Marco, presso la Malga Maraia e il tabià de Copetin; era talmente conosciuto che gli auronzani che si recavano presso i loro terreni per i lavori estivi legati alla fienagione e all'allevamento gli reca-pitavano la posta e le vettovaglie che riceveva in paese. Ma la residenza più conosciuta è senz'altro quella presso la casa di Nene Santa a Villagrande poco sotto Piazza Vigo, condivisa insieme all'amico Walter Cavallini dei quali Ida Zandegiacomo De Lugan ricorda la simpatia e la contagiosa allegria. Notevole la produzione cinematografica in cui le Dolomiti di Auronzo sono protagoniste: alcuni titoli per tutti, "Cavalieri della montagna" in cui viene raccontata la storia di due miti delle Lavaredo, Emilio Comici e Paul Preuss, con la partecipazione delle guide alpine Angelo Dibona e Valerio Quinz; La Guglia Edmondo De Amicis in cui è presentata "dal vivo" la nota e funambolica traversata aerea sopra Misurina e infine "Il richiamo dell'Alpe splendente" nel quale sono rappresentate proprio la Cima d'Auronzo, il Campanile Vicenza e la Cima Witzenmann.Ma non vorremmo solo fermarci a sottolineare i legami che questo illustre personaggio ha avuto con il paese di Auronzo, in effetti egli riversò il suo amore spassionato per la montagna su tutte le Dolomiti settentrionali, dal Comelico alla Valle del Boite, da Cortina alla Pusteria, fino ad individuare, come scritto in apertura, il piccolo cimitero di San Vito di Braies come ultima dimora. Una vera visione di alpinismo senza confini, soprattutto se si considera che fu attuato proprio negli anni dei due conflitti mondiali. E' del 1925 la salita alla Cima di Sesto, nel gruppo dei Tre Scarpèri, che allora di chiamava Gsellknoten, Severino e compagni, durante l'avvicinamento, sentirono il dovere di soffermarsi presso il cimitero di Sesto a rendere omaggio alla tomba del grande Mikael Innerkofler. Nel 1929, nel gruppo della Croda dei Baranci, svolse varie prime ascensioni. Nei lunghi giorni dell'accampamento non mancò di interessarsi alla storia locale e da qui la narrazione, nei suoi scritti, della leggenda della conca stregata del piccolo Lago di Mezzo, della Principessa Bulla e della Croda dei Rondòi; durante la medesima escursione Casara e compagni si imbatterono addirittura nel principe Duca d'Aosta, impegnato in una battuta di caccia al camoscio, al banchetto del quale, sottrassero vino e cibarie con sagace furbizia. La via più cara però, non può essere che quella alla Torre del Signore (Herrensteinturm) alla sommità della quale rinvenne, sotto un ometto, il biglietto da visita del prof. Victor Wolf von Glanvell, uno degli alpinisti di cui ebbe maggior stima e al quale si sentì maggiormente affine.L'elenco potrebbe ancora continuare e, per restare vicino a noi, citare le salite sulla Torre Comici alle Tre Cime di Lavaredo, Mescol e Denti di Pomadonna in Marmarole, Punta Michele nel gruppo del Cristallo con W. Cavallini, A. Dibona, O. Menardi e L. Trenker, ma le citazioni sarebbero interminabili. In conclusione, per umanità, tecnica, intraprendenza, cultura, entusiasmo, creatività e fantasia Severino Casara si differenzia ed esce "alla grande" dalla media degli alpinisti della sua epoca.  Crediamo che il CAI di Auronzo non possa fare cosa più bella, perché densa di significati, di onorarne la memoria attraverso l'intitolazione al suo nome del nuovo percorso attrezzato che da Forcella dell'Agnello, aggirando a meridione la Cima d'Auronzo, porta al Rifugio Carducci.

 

 

 
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