LA CAMIGNADA
La Camignada poi Siè Refuge
La “Camignada poi siè refuge” è una corsa in montagna non competitiva di 30 km organizzata dal CAI Auronzo e,
come da tradizione, si svolge la prima domenica del mese di agosto.
La sua storia ha inizio nel lontano 1973, quando un gruppo di appassionati ha dato il via alla prima edizione chiamandola “Camignada poi Refuge”. Poco tempo dopo è stato aggiunto il rifugio Pian di Cengia agli altri cinque (Auronzo, Lavaredo, Locatelli, Comici e Carducci) e la denominazione della corsa è stata modificata in “Camignada poi siè refuge”.
Gli iscritti alla prima edizione furono 153; forse allora nessuno poteva immaginare che a distanza di decenni, ogni prima domenica di agosto, oltre mille persone provenienti da tutta Italia e dall’estero sarebbero partite dalle sponde del lago di Misurina alla volta di Auronzo, fra sentieri e i rifugi delle nostre Dolomiti.
La magia della Camignada è quella di riunire, in una corsa lunga oltre trenta chilometri, una varietà infinita di frequentatori della montagna.
Poche manifestazioni, non solo sportive, riescono a raggruppare agonisti e trekkers.
Un migliaio di appassionati della montagna, dall’agonista al semplice amante delle passeggiate, ognuno con il proprio ritmo, ognuno con le proprie aspettative.

Lo spirito della Camignada è qualcosa di speciale: molti, pur con il cronometro in mano, non si lasciano sfuggire i colori e gli angoli più affascinanti delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità; molti altri vivono questa corsa come una “lunga e affascinante passeggiata in montagna”.
Il percorso, spettacolare fin dai primi chilometri, si snoda tra le Tre Cime di Lavaredo che sovrastano la Val d’Ansiei, le pendici del Paterno e il versante nord della Croda dei Toni.
Dalla Forcella Giralba inizia la lunga discesa che porterà al traguardo posto ad Auronzo di Cadore.
Fra tutte queste bellezze naturali, un simbolo della montagna è il “rifugio”, luogo di ristoro ed accoglienza; la “Camignada poi siè refuge” avvicina i partecipanti a questa struttura e unisce idealmente i 6 rifugi di questo indimenticabile percorso.
Anche la Camignada poi siè refuge aderisce alla campagna promossa da Spirito Trail “io non getto i miei rifiuti”
Il percorso della Camignada
La Camignada poi siè Refuge percorre il seguente itinerario: Misurina, Rifugio Auronzo, Rifugio Lavaredo, Rifugio Locatelli, Rifugio Piani di Cengia, Val di Cengia, Val Marzon, pista ciclabile, Auronzo (PalaTreCime).
I partecipanti dovranno rispettare rigorosamente il percorso tracciato dagli organizzatori; l’allontanamento dal tracciato ufficiale avverrà a esclusivo rischio e pericolo dei partecipanti.

Notizie utili per la corsa
Camignada poi siè refuge 2025
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Preparazione e Tattica
Articolo in collaborazione con Ivano Molin e Luciano Fontana
Preparazione
Pochi seguono allenamenti specifici per questa gara: di solito gli atleti che vi partecipano hanno un loro programma di allenamento basato sulla quantità e questo è già sufficiente per finire senza problemi la Camignada, che quindi viene inserita come appuntamento intermedio in una più generale preparazione personale.
Sicuramente seguendo una preparazione mirata all’appuntamento si potrebbe migliorare il proprio personale, ma per molti atleti non vale la pena in quanto andrebbe a influire negativamente sui risultati di quegli appuntamenti cui puntano maggiormente.
A livello di alimentazione è preferibile nei due giorni precedenti consumare soprattutto carboidrati per non esaurire le scorte di glicogeno.
Durante la gara è molto comodo avere un Camel Bag (zainetto dotato di cannetta che contiene circa 1 litro e 1/2 di liquido).
E’ importante bere a piccoli sorsi ad intervalli di 10 minuti circa, in quanto se si aspetta di sentire la sete è ormai troppo tardi! Nella bevanda è consigliato mettere anche maltodestrine non troppo concentrate per evitare di “intasarsi”. Negli ultimi km si può bere del caffè zuccherato che può dare un aiuto per lo “sprint” finale (attenzione a non berlo troppo presto perché la caffeina dà un incremento della prestazione ma si esaurisce velocemente!).
Alimenti solidi: alcuni non ne consumano, ma è consigliabile avere con sè delle barrette energetiche o delle bustine di carboidrati liquidi da prendere nella prima parte della gara.

E’ sempre consigliabile provare prima ogni tipo di bevanda o alimento in quanto non tutti danno lo stesso beneficio e anzi si possono avere degli effetti negativi con il medesimo prodotto!
Un consiglio sulle scarpe: mai usare scarpe nuove ma sempre già usate e che abbiano un buon battistrada.
Consigliate le normali scarpe da running, in quanto nei brevi tratti di asfalto una scarpa troppo pesante o dura darebbe dei problemi. Per chi non ha troppe velleità e si accontenta di camminare è invece preferibile adottare una scarpa protettiva per non avere problemi soprattutto nella lunga discesa.

Tattica
La tattica di gara dipende molto dalle caratteristiche personali degli atleti: c’è chi patisce la salita al rifugio Auronzo, che è molto ripida, e si trova più a suo agio sulle salite sucessive, c’è invece chi fa subito la differenza nella prima salita.
Visto il grosso dislivello per arrivare al rifugio Auronzo è sempre meglio approfittare del tratto pianeggiante fino al Lavaredo per sciogliere le gambe (nei limiti del possibile!) in vista delle salite sucessive.
E’ fondamentale l’ultima salita alla Forcella Giralba dove, se si è partiti troppo forte, si può compromettere la gara.
Meglio sempre andare in progressione senza strafare neanche nella discesa dalla Val Giralba: se non si è concentrati e si è stanchi si rischia di slogarsi una caviglia.
Gli ultimi chilometri si coprono quasi sempre ad orari molto caldi ed è importantissimo continuare a idratarsi.
Essendo una gara un pò anomala per dislivelli e lunghezza molte volte atleti anche quotati non sono riusciti ad ottenere grossi risultati, perchè è fondamentale averla portata a termine più volte e conoscere come reagisce il proprio fisico.
La storia della Camignada
La “CAMIGNADA POI SIE’ REFUGE” è una corsa in montagna non competitiva che con il passare del tempo ha riscontrato un successo sempre maggiore. La prima edizione, nel 1973, vide la partecipazione di 153 concorrenti, numero che è aumentato con il passare del tempo, fino ad arrivare a quota 1500 negli ultimi anni.
La validità della manifestazione è confermata dal fatto che numerosi partecipanti da anni si ritrovano a questo appuntamento e provengono appositamente da ogni parte d’Italia, assieme a locali e turisti che stanno trascorrendo le ferie in Cadore.
Pur essendo una corsa non competitiva, ci sono sempre dei concorrenti che giungono al traguardo in breve tempo, impiegando in condizioni meteorologiche favorevoli circa 2 ore e 30 minuti.
Nell’albo d’oro della “Camignada” si leggono i nomi di Venanzio Candeo, Silvestro Dalla Libera, Maurilio De Zolt, Ivano Molin e Luciano Fontana, che nel 1990 stabilì il record della corsa con 2 ore e 25 minuti.


Anche le donne giungono al traguardo con ottimi tempi, impiegando circa 3 ore e 30 minuti. Ricordiamo Gabriella Ambrosini, Nina Bartoli, Maria Teresa Tieppo, Daniela Da Forno, Stefania Satini e Silvia Rampazzo, detentrice del record femminile della corsa.
Tra i partecipanti ci sono persone di tutte le età, dai bambini di 6 anni agli ultrasessantenni, fatto che sta a dimostrare che il percorso, pur essendo impegnativo, può essere affrontato da chiunque abbia un po’ di allenamento.
Le difficoltà organizzative, i posti di ristoro, di controllo, di primo intervento, sono stati felicemente superati man mano che le edizioni si sono susseguite, grazie a tutti i volontari che si prodigano lungo il percorso per il buon esito della “Camignada”.
Il percorso si snoda in un quadro meraviglioso di crode e in un paesaggio vario dal punto di vista floreale e faunistico, che riesce a dare ogni volta che lo si percorre nuove immagini e nuove sensazioni; la corsa infatti si sviluppa attraverso i gruppi delle Tre Cime di Lavaredo, il Paterno, la Croda de Toni, mete di un sempre maggior numero di escursionisti che amano la montagna, con i suoi silenzi e le sue cose semplici.
Curiosità sui luoghi lungo il percorso
Auronzo (864 metri s.l.m.) si adagia lungo le sponde di un grande lago artificiale ricavato dalle acque del fiume Ansiei. Le fanno da cornice alcune tre le più famose vette delle Dolomiti Orientali: i Cadini di Misurina, le Tre Cime di Lavaredo, la Croda dei Toni.
Ad Auronzo sono state ritrovate testimonianze dell’antica colonizzazione romana, prima tappa di una lunga storia che accomuna l’intero Cadore. Nel periodo della Serenissima Repubblica di Venezia (1420-1797), Auronzo dovette far fronte a continue dispute con Ampezzo e Dobbiaco per il possesso dei pascoli a Misurina: la questione con Dobbiaco si risolse solamente nel 1753 con un proclama che tolse ad Auronzo parte dei territori occupati. La contesa è narrata nella famosa della leggenda della vecchia e del gallo.
Auronzo (864 metri s.l.m.) si adagia lungo le sponde di un grande lago artificiale ricavato dalle acque del fiume Ansiei. Le fanno da cornice alcune tre le più famose vette delle Dolomiti Orientali: i Cadini di Misurina, le Tre Cime di Lavaredo, la Croda dei Toni.
Ad Auronzo sono state ritrovate testimonianze dell’antica colonizzazione romana, prima tappa di una lunga storia che accomuna l’intero Cadore. Nel periodo della Serenissima Repubblica di Venezia (1420-1797), Auronzo dovette far fronte a continue dispute con Ampezzo e Dobbiaco per il possesso dei pascoli a Misurina: la questione con Dobbiaco si risolse solamente nel 1753 con un proclama che tolse ad Auronzo parte dei territori occupati. La contesa è narrata nella famosa della leggenda della vecchia e del gallo.
Nel 1508-11, Auronzo combatté al fianco di Venezia la guerra contro Massimiliano I d’Austria e gli alleati della lega di Cambrai; il Cadore sconfisse il nemico, ma il paese ne uscì devastato. Scoppiata nel 1789 la rivoluzione in Francia e sceso Napoleone in Italia, il Cadore si trovò al centro di nuove contese tra tedeschi e francesi. Il 20 marzo 1797 scesero da Monte Croce di Comelico e da Zovo le prime truppe austriache che, senza il permesso del Doge, sarebbero dovute andare incontro a Napoleone per costringerlo a tornarsene in Francia.
Il 13 maggio 1797 giunse a Pieve un reparto di soldati francesi che impartì al Cadore un nuovo ordinamento civile e penale: la regione venne divisa in 6 cantoni, uno dei quali comprendeva Auronzo, Lozzo, Lorenzago e Vigo e ad ogni cantone venne assegnata una municipalità locale. Il 10 novembre 1797 venne pubblicato il trattato di Campoformido col quale Venezia, il Veneto e il Cadore passavano all’Austria.
La miseria nel 1801 era al culmine: le requisizioni effettuate dai militari di presidio francesi e austriaci ed il periodo di carestia che le seguì, finirono per esasperare la popolazione ormai stremata. Nel 1805 il Cadore tornò ancora una volta sotto il dominio francese; nel 1813 passò di nuovo agli austriaci, padroni fino al 1866: i moti risorgimentali del 1848 non ebbero dunque esito felice. Il 30 settembre 1866, dopo la battaglia di Treponti ed il successivo armistizio, gli auronzani scacciarono definitivamente gli austriaci e vennero chiamati ad eleggere il propri rappresentanti comunali. La prima riunione del Consiglio eletto secondo la legge italiana si tenne il 15 ottobre.
Durante la prima guerra mondiale ripresero gli aspri combattimenti contro gli austriaci che avanzavano dalle montagne di Sesto, in Pusteria, e sul Monte Piana. Auronzo diventò presidio militare dei soldati italiani.
A Monte Piana sono ancor oggi intatte le trincee e le gallerie scavate allora nella roccia; è stato allestito anche un piccolo museo ricco di documenti, fotografie e reperti risalenti agli anni della Grande Guerra.
Verso il 1100 Auronzo aveva una sua chiesa, dov’è ora la vecchia piazza S. Giustina. Ritenuta troppo piccola, nel 1760 si decise di costruirne una nuova nelle Vare del Corte e nel 1765 si approvò il progetto di Angelo e Felice Del Fabro e Domenico Schiavi, tutti di Tolmezzo. Nacque così, nel 1772, la chiesa maggiore del Cadore: la chiesa di S. Giustina. Alla facciata imponente e semplice si contrappongono all’interno strutture più finemente decorate. Vi sono sette altari; i due grandi dipinti ad olio del coro, La resurrezione di Lazzaro (1827) e La profanazione del tempio (1834) che misurano ben 35 mq. ciascuno, sono opera di Giovanni De Min. Sempre di De Min sono gli affreschi del coro: La Trasfigurazione, L’Incoronazione e i Santi, I quattro Evangelisti e Le tre Virtù Teologali. L’altare maggiore, in marmo, di stile barocco, è di Giovanni Mattiussi da Udine; le statue barocche di S. Giustina e S. Prosdocimo, sono del Ricci di Padova. L’altare barocco della Madonna del Carmine, una volta in legno, è stato ricostruito in marmo dallo scultore Francesco Aloi di Gemona; la statua della Vergine col Bambino è uno dei primi lavori di Tiziano De Luca Cinque Da Borca (1891). Accanto si trova l’altare in marmo dei Santi Nicolò e Silvestro, opera di Pietro Fantoni da Gemona; la pala è del Grigoletti.
Presso l’ingresso principale c’è l’altare in pietra e marmo della Sacra Famiglia; la pala di quest’altare fu dipinta nel 1902 da Tommaso Da Rin. Di fronte alla Sacra Famiglia, c’è l’altare in pietra delle Anime; la pala con le Anime Purganti è del De Min. L’altare in marmo di S. Antonio abate è del Fantoni, mentre la pala è un bel lavoro di Antonio Zona. L’ultimo altare, alla destra dell’ingresso, è quello del Cristo, opera di Giacomo Pischiutta da Gemona (1793): è in marmo, così come la statua del Cristo in croce sistemata nella nicchia. Di grande interesse artistico è l’organo costruito dal veneziano Gaetano Callido intorno al 1780.
La chiesa di S. Lucano fu costruita nel 1856 al posto di una chiesetta gotica quattrocentesca troppo piccola per ospitare tutti i fedeli. A disegnare il progetto fu l’architetto Segusini. La chiesa, in stile classico, ha pianta ottagonale; nell’atrio è posta la statua di S. Lucano, opera di Tommaso De Nicolò da Vigo. Il coro e l’abside furono decorati da G. De Min nel 1856, mentre gli affreschi della cupola, rappresentanti I sette doni dello Spirito Santo, sono opera del pittore Modolo (1956). Le statue in marmo dell’altare maggiore risalgono al 1934. Il prezioso organo è opera del De Lorenzi (1859).
La chiesa della Madonna delle Grazie fu eretta nel 1743 come voto degli auronzani alla Madonna: l’auspicio era di poter finalmente ripristinare la pace con Dobbiaco, dopo lunghe contese per il possesso dei pascoli di Misurina. La chiesetta sorse al posto di un sacello che venne per l’occasione demolito; il progetto della nuova costruzione fu affidato all’architetto Matteo Pamperch della Val Badia. La chiesetta ha un curioso particolare: un gallo in ferro posto sul tetto, sopra la croce; vi è stato messo a ricordo della leggenda della vecchia e del gallo,alla quale si attribuisce la soluzione della vertenza tra i due paesi confinanti.
La chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, in stile neoclassico, fu edificata nel 1858 su progetto dell’architetto Segusini. La chiesa della Regina Pacis a Reane (Villanova) venne costruita nel 1952 su disegno del geometra Silvio Oddone. La chiesa della Madonna della Salute a Misurina è del 1900. Recentissima è la chiesa di Maria Santissima della Fiducia a Monte Piana (1965).
Auronzo, “la spiaggia delle Dolomiti” è un’oasi di pace e tranquillità: un luogo ideale per passeggiate ed escursioni. Il piccolo e grazioso lido, raccolto nell’insenatura del lago, offre agli amanti della montagna anche gradevoli momenti di vita balneare.
Non mancano svaghi e divertimenti: pesca alla trota nei laghi e nei torrenti, campi di tennis, campi di bocce, stadio del ghiaccio coperto, maneggio e scuola di equitazione, campo di tiro al piattello, 200 km di sentieri segnati ed escursioni guidate a rifugi e bivacchi, noleggio mountain bike, minigolf. Il paese è anche sede di numerose manifestazioni culturali e attività mondane. Zona sciistica, offre ottime piste di discesa, fondo o sci alpinismo, ad un’altitudine compresa tra i 900 ed i 2500 metri, in uno scenario incantevole.
Il nome “Misurina”, in Ladino “Mesorina”, deriverebbe dall’unione dei termini “Meso ai Rin”, cioè “in mezzo ai ruscelli” (nel XVI secolo si credeva infatti che sia il Piave sia l’Adige nascessero dal suo lago).
La leggenda narra che il lago ebbe origine dal pianto di una ragazza vanitosa che, in cambio di uno specchio promesso da una strega, vide il padre trasformato in montagna (il Sorapiss).
Misurina è detta “la perla del Cadore”, in uno degli scenari più belli delle Alpi. Il lago è inserito in un pianoro cinto da boschi, ad un’altitudine di 1745 metri; si estende per un chilometro ed è largo oltre trecento metri. Gli fanno da cornice alcune tra le più famose cime dolomitiche: ad ovest il Piz Popena (m 3152) ed il Cristallino (m 2775 – gruppo del Cristallo), a sud il Sorapiss (m 3205) e le Marmarole, ad est i Cadini di Misurina e a nord le Tre Cime di Lavaredo.
A proposito delle Tre Cime di Lavaredo, Antonio Berti scriveva: “Siamo nell’empireo delle Dolomiti. Sono tre enormi blocchi rocciosi meravigliosamente regolari, isolati, vicini, simmetricamente disposti, che da qualunque lato si guardino sfidano nella loro bellezza qualsiasi confronto”. Situata nel Comune di Auronzo di Cadore, nel cuore delle Dolomiti bellunesi, Misurina è stata contesa per secoli dai comuni limitrofi, dall’impero austriaco e
dalla Serenissima Repubblica Veneta, sia perché importante valico di confine, sia per i suoi pascoli alpini, ancor oggi sfruttati da quattro malghe.La storia della contesa fra Auronzo e Dobbiaco è narrata dalla della leggenda della vecchia e del gallo.
Negli anni a cavallo tra il 1800 ed il 1900 conobbe il turismo, con i primi grandi alpinisti come Paul Grohmann e con personaggi storici quali la Regina Margherita di Savoia o il poeta Giosuè Carducci, che tessé le sue lodi in diversi canti.
Il suo splendido lago di origine glaciale durante l’estate è meta del Germano reale e vi si possono pescare diverse specie di trota (fario, salmonata e iridea).
Durante l’inverno si copre di uno strato di ghiaccio di 60 cm che permette di passeggiare tranquillamente o di sciare e di pattinare.
Grazie all’elevata altimetria, alla scarsissima umidità e alla bassa concentrazione di altigeni, Misurina è luogo ideale per la patologia di malattie respiratorie: proprio per questo motivo è sede di un importante centro di cura per minori famoso nel mondo.
Per gli amanti delle escursioni non c’è che l’imbarazzo della scelta: si va dalla semplici camminate intorno al lago fino alla salita delle pareti nord delle Tre Cime, simbolo che ha permesso a Misurina di essere conosciuta in tutto il mondo, senza dimenticare il Cristallo, i Cadini, il Sorapiss, la Croda dei Toni, il Popena, con la guglia intitolata a Edmondo De Amicis.
I boschi che circondano la località sono ricchi di cirmoli (pino Cembro), abeti, larici, pini mughi e le piante di Erica, Genziana, Stelle alpine, Rododendro; la fauna è composta da camosci, cervi, caprioli, volpi, lepri, scoiattoli, e negli ultimi anni sembra anche da un orso giunto dalla Slovenia.
In inverno si scia da novembre fino a a primavera inoltrata su stupende piste di sci da discesa che scendono dai Cadini e piste di fondo che permettono di godersi lo stupendo panorama sotto il sole.
Per chi non scia, c’è la possibilità di salire a piedi o con le motoslitte fin sotto le Tre Cime o sul Monte Piana, per poi scendere con lo slittino; chi ama la mondanità può raggiungere in soli 20 minuti d’auto la “Regina delle Dolomiti”: Cortina d’Ampezzo. Sempre in breve tempo si può arrivare in Val Pusteria e in Austria.
A 6 chilometri da Misurina si trova il Monte Piana (m 2324), luogo dal quale è possibile ammirare lo splendido panorama delle Dolomiti orientali fino ai ghiacciai della Valle Aurina. Su questo monte, nell’ottobre del 1917, si scontrarono in acerrimi combattimenti gli italiani e gli austriaci; una lapide ed una croce ricordano i nostri caduti. Sul Monte Piana si trova il Rifugio Angelo Bosi (m 2205).
La leggenda narra che, per stabilire il confine tra Auronzo e Dobbiaco, si scegliesse il luogo dove si sarebbero incontrate due vecchie, partite a piedi dai rispettivi paesi, al canto del gallo; la vecchia di Auronzo, però, non vista dai sorveglianti di Dobbiaco, punse il gallo con un ferro da calza: il gallo cantò anzi tempo e l’auronzana fece più strada dell’avversaria. Il confine venne così stabilito più a nord del previsto, al ponte della Marogna.
E’ ad un’intuizione del nobile francese Déodat Tancrède Gratet de Dolomieu (1750 – 1801), studioso di minerologia, che si deve la scoperta di quella particolare composizione chimica (doppio carbonato di calcio e magnesio) che rende così diverse le rocce dolomitiche.
Nel 1789 Dolomieu inviò al geologo Nicholas de Saussure dei campioni di alcune ‘strane’ rocce, da lui steso raccolte durante una viaggio in Sud Tirolo. Era incuriosito dalla loro anomala reazione all’acido cloridrico: al confronto delle altre formazioni calcaree sviluppavano una ridotta effervescenza.
L’intuizione che si trattasse di un minerale sconosciuto fu confermata e, nonostante Dolomieu avesse proposto il nome di ‘saussurite’, come tutti sanno il nuovo minerale fu invece catalogato, in onore del suo scopritore, con il nome di ‘dolomite’ mentre fu chiamata ‘dolomia’ la roccia che lo conteneva. Successivamente, nel 1864, anche all’intera zona montuosa in cui prevaleva questa roccia fu dato il nome, appunto, di Dolomiti.
Albo d'oro della Camignada
| Anno | Uomini | Tempo | Donne | Tempo |
|---|---|---|---|---|
| 2019 | Ivan Geronazzo | 2h 56' 15" | Silvia Rampazzo | 2h 56' 02" |
| 2018 | Giorgio Dell'Osta | 2h 43' 30" | Giulia Montagnin | 3h 17' 43" |
| 2017 | Giorgio Dell'Osta | 2h 39' 46" | Silvia Serafini | 3h 07' 08" |
| 2016 | Manuel Speranza | 2h 38' 38" | Monica Penzo | 3h 19' 59" |
| 2015 | Nicola Giovanelli | 2h 35' 19" | Silvia Rampazzo | 3h 03' 39" |
| 2014 | Michele Tavernaro | 2h 40' 03" | Silvia Rampazzo | 3h 06' 03" |
| 2013 | Davide Pierantoni | 2h 46' 40" | Martina De Silvestro | 3h 17' 09" |
| 2012 | Nicola Giovanelli | 2h 45' 38" | Daniela Da Forno | 3h 25' 38" |
| 2011 | Matteo Piller Hoffer | 2h 44' 26" | Jennifer Senik | 3h 14'22" |
| 2010 | Titta Scalet | 2h 43' 40" | Stefania Satini | 3h 25' 33" |
| 2009 | Marco Moretton | 2h 45' 53" | Vania Gallo | 3h 13' 08" |
| 2008 | Matteo Piller Hoffer | 2h 36' 40" | Stefania Satini | 3h 15' 28" |
| 2007 | Claudio Cassi | 2h 37' 06" | Stefania Satini | 3h 09' 58" |
| 2006 | Luciano Fontana | 2h 34' 29" | Daniela Da Forno | 3h 27' 51" |
| 2005 | Luciano Fontana | 2h 29' 32" | Stefania Satini | 3h 08' 12" |
| 2004 | Luciano Fontana | 2h 32' 07" | Daniela Da Forno | 3h 27' 31" |
| 2003 | Ivano Molin | 2h 32' 13" | Stefania Satini | 3h 29' 54" |
| 2002 | Ivano Molin | 2h 35' 17" | Daniela Gilardi | 3h 17' 32" |
| 2001 | Ivano Molin | 2h 38' 56" | Daniela Gilardi | 3h 24' 10" |
| 2000 | Luciano Fontana | 2h 30' 53" | Stefania Satini | 3h 37' 46" |
| 1999 | Luciano Fontana | 2h 28' 58" | Gabriella Ambrosini | 3h 36' 50" |
| 1998 | L. Fontana e I. Molin | 2h 36' 35" | Gabriella Ambrosini | 3h 38' 49" |
| 1997 | Ivano Molin | 2h 33' 45" | Danila Moras | 3h 26' 09" |
| 1996 | Silvestro Della Libera | 2h 43' 09" | Valentina Bonanni | 3h 34' 50" |
| 1995 | Luciano Fontana | 2h 33' 56" | Valentina Bonanni | 3h 47' 30" |
| 1994 | Ivano Molin | 2h 37' 58" | Gabriella Ambrosini | 3h 44' 15" |
| 1993 | Andrea Zanini | 2h 42' 53" | Marilena Morandin | 3h 35' 36" |
| 1992 | Paolo Sottocorona | 2h 55' 53" | Sonia Bucco | 4h 11' 51" |
| 1991 | Elio De Martin | 2h 31' 54" | Maria Teresa Tieppo | 3h 36' 53" |
| 1990 | Luciano Fontana | 2h 25' 28" | Maria Teresa Tieppo | 3h 34' 07" |
| 1989 | Maurilio De Zolt | 2h 27' 58" | Gabriella Midollin | 3h 25' 32" |
| 1988 | Vittorio De Candido | 2h 35' 39" | Rosanna De Begnak | 3h 15' 03" |
| 1987 | Roberto Zatta | 2h 32' 03" | Emma Dai Prà | 3h 31' 45" |
| 1986 | Danilo Nardi | 2h 35' 50" | Nina Bartoli | 3h 11' 40" |
| 1985 | Silvestro Della Libera | 2h 47' 41" | Paola Pagotto | 4h 37' 10" |
| 1984 | Venanzio Candeo | 2h 35' 43" | Maria Teresa Tieppo | 3h 45' 51" |
| 1983 | Lino Doriguzzi | 2h 44' 08" | Adriana Alessandrin | 4h 22' 25" |
| 1982 | Venanzio Candeo | 2h 38' 52" | Maria Dal Cin | 4h 40' 00" |
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